Recensione: Al di là della paura

Di Laura Busnelli, Casa Editrice Historica Edizioni

Milano, 2019788899241810_0_0_1520_803: mentre si reca al lavoro in auto, Ludovica, segretaria trentenne, ha un banale incidente con Ivano, tecnico del suono. Sceso dall’auto per constatare l’entità del tamponamento, trova un mazzo di chiavi che lascia alla donna prima di sparire. Le chiavi sono macchiate di sangue misto a materia cerebrale. Un capitano dei carabinieri, Antonio, comincia così a indagare, scoprendo che le chiavi sono dell’appartamento dove vive Isabella, cantante lirica convertitasi alla musica pop. Questo romanzo giallo racconta le storie di riscatto dei protagonisti. Il titolo racchiude il senso della storia: saper riconoscere e superare le proprie paure permette di ottenere quello che si desidera, prendendo coscienza del fatto che si può essere felici, meritandoselo appieno.

Questo libro è un giallo, è una storia d’amore, è l’inizio di un nuovo futuro per i quattro protagonisti della storia. Quattro vite destinate ad incontrarsi grazie ad un paio di chiavi insanguinate e ad un cadavere scomparso.

Laura Busnelli, con questo suo primo romanzo, è riuscita a trasmettere le paure e le gioie che appartengono alla vita quotidiana di tutti noi. Ciò che più colpisce in questo libro sono i protagonisti: Ludovica, Antonio, Isabella e Ivano. L’autrice è riuscita a caratterizzarli e a farne un’introspezione psicologia profonda ed estremamente personalizzante. Quattro anime diverse e contrapposte che si attraggono e si completano tra di loro, trovando l’uno nell’altro la forza per andare oltre i propri limiti, il proprio passato e le proprie paure per ricominciare a vivere.

Al di là della paura è anche e soprattutto un giallo. Il caso che Antonio deve risolvere fa da sfondo a questo susseguirsi di pensieri e emozioni, con una trama intricata e non banale che porta il lettore, nel giro di qualche giorno, dalle vie di Milano e Barcellona fino alle lontaene favelas di Bogotà. Un mistero che si svela a poco a poco durante la lettura e che l’autrice permette al lettore di risolvere in anticipo rispetto ai protagonisti, grazie a una narrazione incalzante e frammentata, minuto per minuto e pensiero per pensiero. Alla fine, chi legge ha l’occasione di vedere, quasi con il distacco del narratore, i meccanismi con cui i peronaggi arrivano alla soluzione del caso e ad affezzionarsi ancora di più a loro.

Un romanzo ben scritto, scorrevole, intuitivo ed emozionante. Un eccellente esordio per questa  commercialista “pentita” che si è scoperta una brillante scrittrice, testimone lei stessa che nella vita si può sempre ricominciare, proprio come i protagonisti della sua storia.

  • Giorgia
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Recensione: Attraverso i tuoi occhi, Francesco Moroldo racconta se stesso

di FRANCESCA DELLA MONICA, casa editrice Sedizioni

copertinaFai passare i miei racconti attraverso di te, fidati di ciò che il tuo cuore comprende. E scriverai il libro che desidero.” Gianfranco Moroldo, icona del fotogiornalismo italiano, mi disse queste parole quando ci incontrammo. Questa è la storia di un uomo alto e magro, con occhi vispi su un grande sorriso, larghe spalle, piedi sottili e lunghi. Un passionale, un duro apparente, un semplice, un furbo leale. Una di quelle persone che noti per l’elegante portamento, per la regale postura. Un’andatura anomala per un fotografo soldato abituato a muoversi nella terra, a mangiare in una gavetta impolverata e a scavalcare morti. È la storia di un dialogo ininterrotto.”

Attraverso i tuoi occhi: Gianfranco Moroldo racconta se stesso  è un libro (auto)biografico che mi ha coinvolto molto. La narrazione in prima persona a due voci, quella della giovane scrittrice Francesca Della Monica e quella del protagonista Gianfranco Moroldo, accompagna il lettore in un viaggio emozionante che attraverso i ricordi dell’uomo racconta la vita e la professione del  fotoreporter. Una delle cose che maggiormente mi ha colpito è la passione che traspare dalle parole di Moroldo per questo lavoro e stile di vita “Non è stato un lavoro, il mio. È stato un innamoramento che mi ha stravolto la vita e ha modificato, adattato, eliminato tutto ciò che in qualche modo non si confaceva a lui”.  Della Monica e Moroldo mettono in luce gli aspetti positivi e negativi di questa carriera, le ragioni che lo rendono uno dei lavori più belli e appaganti al mondo, e anche quelle che lo rendono uno dei più pericolosi e difficili da sostenere.

Ma la professione di fotoreporter  e giornalista è solo uno dei tanti aspetti e temi trattati in questo libro. Di fatto e prima di tutto vi è la profonda testimonianza di un uomo che ha viaggiato e ha conosciuto il mondo e i suoi abitanti; un uomo che ha stretto legami non solo con i grandi giornalisti e amici del tempo – come Oriana Fallaci e Alberto Ongaro, ma anche con i cittadini dei paesi che ha visitato, fino a diventare, curiosamente,  anche un principe del Cameron.  Attraverso i ricordi sparpagliati di una vita trascorsa a fare servizi giornalistici in giro per il mondo, dalla guerra in Vietnam ai gorilla di montagna in Congo, Moroldo racconta dal suo punto di vista e attraverso le sue esperienze un secolo di guerre e tensioni.  Le foreste vietnamite e l’Africa Nera prendono vita dalle sue parole, rivelando le contraddizioni, il fascino e la desolazione di queste regioni lontane.  La testimonianza di un uomo che giorno per giorno ha affrontando rischi e pericoli con coraggio e curiosità e, come dice lui stesso, una buona dose di fortuna, è accompagnata da un forse un po’ cinico giudizio sull’umanità. “L’uomo è l’animale peggiore che si possa annoverare sulla terra”. E’ violento, egoista. Eppure, la riflessione non esclude del tutto la speranza e una nuova fiducia che forse si può conquistare nell’essere umano.

Attraverso i suoi occhi tratta anche del passaggio generazionale e della volontà di una giovane donna di testimoniare la fine di un epoca  attraverso  i ricordi di un uomo che ha vissuto appieno. “Voglio che questo libro lo leggano i giovani, ragazza. Dei vecchi come me non mi interessa. […] La mia vita è sostanzialmente finita, piccola. Lo dico con grande serenità. Non posso desiderare altro che rendere questo nostro libro l’ultima mia testimonianza. L’ultimo mio avvincente servizio per raccontare ai giovani  che cos’è la vita”. Moroldo ha reso questo libro l’ultima sua missione, un impegno personale per educare e mostrare a noi giovani d’oggi questo stile di vita e l’amore per una professione che sembrano ormai essere sempre più rari.

Interessante ed emozionante fino all’ultima pagina, credo che questo libro avvicini sorprendentemente il lettore al protagonista e alle sue esperienze e idee, percependo con lui la vita che scorre ininterrottamente nel mondo e allo stesso tempo riflettendo sulle contraddizioni che essa si porta inesorabilmente dietro.

  • Giorgia