RECENSIONE: L’ARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA

DI GARTH STEIN, CASA EDITRICE PIEMME

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Mi chiamo Enzo. Adoro guardare la TV, soprattutto i documentari del National Geographic, e sono ossessionato dai pollici opponibili. Amo il mio nome, lo stesso del grande Ferrari, anche se d’aspetto non gli assomiglio per niente. Però, come lui, adoro le macchine. So tutto: i modelli, le scuderie, i piloti, le stagioni… Me lo ha insegnato Denny. Denny è come un fratello per me. Per sbarcare il lunario lavora in un’autofficina, ma in realtà è un pilota automobilistico, un asso, anche se per ora siamo in pochi a saperlo.

Questo romanzo, scritto da Garth Stein nel 2008 e portato un anno dopo in Italia da Piemme, casa che pubblica soprattutto libri per ragazzi da oltre 20 anni, è senza dubbio particolare. La storia che si legge ha un unico punto di vista, quello di Enzo, il quale ha una piccola particolarità rispetto ai normali narratori: è un cane! E senza dubbio la cosa mi ha lasciato perplesso la prima volta che mi sono accinto a leggere la storia, salvo poi lasciarmi guidare proprio come se tenessi il guinzaglio di un mastodontico animale. Non si scade mai nella banalità del racconto o dei dettagli e nella lettura. Alla fine i sentimenti che scaturiscono seguendo i fatti sono inevitabili. come l’inevitabile empatia verso i personaggi e l’amore tra un cane ed il proprio padrone.

Sostanzialmente Enzo vive con e per il suo padrone in un’affollata Seattle dei giorni nostri. Denny è un ottimo meccanico che si occupa di sistemare vetture di alta fascia, ma la sua vera passione è quella di fare il pilota, cosa che gli riesce bene nelle poche occasioni concessegli dal destino. Solo lui e Enzo sanno di questa abilità. Il nostro amico a quattro zampe è contento della sua vita, che scorre senza intoppi sino all’arrivo di Eve, colei che diventerà la moglie di Denny. Una prima crepa si apre nel mondo di Enzo, che aveva sempre rinchiuso la cerchia solamente tra lui ed il suo padrone. Tuttavia riuscirà a capire quello che è il senso della vita per gli uomini ed i sentimenti che ci guidano, come l’amore, l’invidia, la passione.  L’ho reputata davvero una gran riflessione della vita: immaginare di sapere cosa si prova ma non poterlo esprimere a parole, poco con i gesti. Ma è forse proprio con quest’ultimi che il nostro Enzo riuscirà ad entrare nel cuore del lettore. Impotente davanti ai fatti che accadranno nella vita sua e della sua famiglia, cosa può fare un cane? Forse quello che tutti noi dovremmo fare più spesso: amare.

Enzo imparerà ad amare Eve e poi Zoe, la dolce figlia dei suoi padroni, amerà sempre le vetture e la velocità, la televisione, l’aria aperta, vivere. Forse l’autore ha voluto spingersi troppo in là cercando di scavare nella psicologia canina, ma chi può non dire chi o cosa fosse nella sua vita passata, se ciò fosse possibile? Grazie ad Enzo potremo vivere la storia della sua famiglia, dei bei momenti alternati a quelli dolorosi che, sono certo, non lasceranno differenti. Perché in fondo le tematiche sono anche quelle dei nostri giorni, di una quotidianità che reputiamo banale, ma che così non è e che grazie agli occhi del nostro amico a quattro zampe si potrebbe vedere in un modo diverso.

La macchina va dove vanno gli occhi. Questa è una frase che ricorre spesso nella lettura del romanzo, come una continua lezione che si evolve con il susseguirsi del racconto. All’inizio non dice assolutamente nulla, poi pian piano si svela solo a chi… Ha gli occhi che sanno dove guardare. Uno dei temi principali è quello del mondo automobilistico e della velocità, che sempre Enzo saprà raccontare a modo suo, senza stancare anche chi di motori non è interessato.

Personalmente ho trovato il romanzo nuovo nel suo genere, fluido nella lettura – ottima traduzione – e piacevole soprattutto nelle ore serali, per immergersi completamente nei panni del nostro insolito narratore. Che altro dire se non grazie a Giorgia per avermi regalato questo amazing libro?

  • Andrea
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